Life, Scenari Horeca

(E perché non saranno solo nuovi prodotti)

Tra pochi giorni migliaia di professionisti del beverage si ritroveranno a Berlino.

Per tre giorni il Bar Convent Berlin diventerà il centro del nostro settore.

Le aziende presenteranno nuove referenze.

I produttori racconteranno nuovi progetti.

I distributori cercheranno marchi interessanti.

I bartender scopriranno nuove tecniche.

Come ogni anno, torneremo a casa con fotografie, cataloghi, campioni e tante idee.

Ma c’è una domanda che ci accompagna da tempo.

Stiamo andando a cercare il futuro del beverage… oppure stiamo semplicemente andando a vedere gli ultimi prodotti?

Perché non sempre sono la stessa cosa.


Il rischio di confondere la novità con l’innovazione

Il nostro settore ama le novità.

Ed è giusto così.

La curiosità è uno dei motori del beverage.

Ogni anno arrivano nuovi gin, nuovi amari, nuove birre, nuovi distillati, nuovi liquori, nuovi format di servizio.

Molti sono eccellenti.

Alcuni cambieranno davvero il mercato.

Altri, semplicemente, attraverseranno una stagione.

Il punto non è capire quale bottiglia diventerà di moda.

Il punto è imparare a riconoscere quali cambiamenti stanno modificando il modo di lavorare di bar, ristoranti, hotel e distributori.

Perché sono quelli che continueranno a creare valore anche quando l’entusiasmo iniziale sarà finito.

➡ Strategie Horeca: perché settembre è il mese più importante dell’anno 


Le domande che porteremo con noi a Berlino

Ogni fiera offre migliaia di risposte.

Noi vorremmo partire con alcune domande.

1. I locali stanno diventando più semplici o più complessi?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rincorsa continua all’ampliamento dell’offerta.

Più cocktail.

Più spirits.

Più referenze.

Più categorie.

Eppure molti locali di successo stanno scegliendo la strada opposta.

Drink list più brevi.

Carte più leggibili.

Meno etichette, ma selezionate con maggiore attenzione.

È una scelta che riduce la complessità, migliora la rotazione dei prodotti e aiuta il cliente a decidere.

Ci interessa capire se questa direzione verrà confermata anche dal confronto internazionale.


2. Quanto conta ancora il fattore umano?

Negli ultimi anni abbiamo dedicato moltissima attenzione ai prodotti.

Molto meno alle persone.

Eppure chi frequenta un locale difficilmente torna solo per una bottiglia.

Torna perché si è sentito accolto.

Perché qualcuno gli ha consigliato il drink giusto.

Perché ha trovato competenza, disponibilità e autenticità.

In un mercato in cui molti prodotti sono facilmente reperibili, il servizio rischia di diventare il vero elemento distintivo.

Anche questo sarà un segnale interessante da osservare.


3. Il distributore del futuro sarà un venditore o un consulente?

Questa, probabilmente, è la riflessione che ci riguarda più da vicino.

Per molti anni il valore di un distributore è stato misurato attraverso il catalogo, il prezzo e la logistica.

Oggi tutto questo rimane indispensabile.

Ma basta ancora?

Oppure il mercato chiede qualcosa di diverso?

Sempre più spesso vediamo locali che cercano confronto, analisi dei consumi, suggerimenti sulla costruzione della drink list, idee per aumentare la marginalità e formazione dello staff.

Non cercano semplicemente qualcuno che consegni una bottiglia.

Cercano qualcuno che li aiuti a prendere decisioni migliori.

Forse il vero cambiamento della distribuzione comincia proprio qui.


4. Cosa significa davvero innovare?

È una parola che utilizziamo continuamente.

Innovazione.

Ma quante volte ci fermiamo a definirla?

Innovare non significa aggiungere un prodotto.

Innovare significa migliorare un risultato.

Se una nuova referenza rende più efficace una carta cocktail, è innovazione.

Se permette di aumentare la marginalità del locale, è innovazione.

Se semplifica il lavoro dello staff o migliora l’esperienza del cliente, è innovazione.

Se, invece, aggiunge soltanto complessità, probabilmente è soltanto una novità.

La differenza è sottile.

Ma decisiva.


Il futuro potrebbe essere meno spettacolare di quanto immaginiamo

Per anni abbiamo associato il cambiamento a qualcosa di sorprendente.

Drink scenografici.

Tecniche elaborate.

Ingredienti esotici.

Esperienze sempre più complesse.

Oggi, invece, molti professionisti stanno tornando a valorizzare aspetti più concreti.

La qualità dell’accoglienza.

La capacità di raccontare un prodotto.

La costruzione di un menu coerente.

La relazione con il cliente.

L’equilibrio economico del locale.

Sono elementi meno appariscenti.

Ma probabilmente molto più difficili da copiare.


Il nostro punto di vista

Guardiamo con interesse al Bar Convent Berlin perché rappresenta uno dei momenti di confronto più importanti del settore.

Ma non partiremo con una lista della spesa.

Partiremo con una lista di domande.

Perché crediamo che il valore di una fiera non si misuri dal numero di nuovi prodotti scoperti.

Si misura dalla qualità delle idee che riportiamo a casa.

Le bottiglie cambiano.

I cataloghi si aggiornano.

Le tendenze si rincorrono.

Le buone decisioni, invece, continuano a produrre risultati per molto tempo.


Ci rivediamo dopo Berlino

Quando il Bar Convent Berlin si sarà concluso, torneremo su queste pagine.

Non per pubblicare l’ennesimo elenco delle novità presentate.

Ma per verificare se le domande che ci siamo posti oggi abbiano trovato conferma.

Quali segnali si saranno rafforzati?

Quali intuizioni avranno trovato riscontro?

Quali, invece, saranno state smentite dai fatti?

Perché osservare il mercato è importante.

Interpretarlo lo è ancora di più.

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Una domanda per il settore

Se poteste tornare da Berlino con una sola idea, quale vorreste che fosse?

Una nuova bottiglia?

Una nuova tecnica?

Oppure un modo diverso di aiutare i vostri clienti a crescere?

Forse il futuro del beverage non dipenderà da chi scoprirà più prodotti.

Ma da chi saprà fare le domande migliori.