Life, Scenari Horeca

Settembre è il vero Capodanno dell’Horeca

Le decisioni prese oggi influenzeranno il lavoro dei prossimi mesi. Eppure continuiamo a viverlo come un semplice ritorno alla normalità.

Per tutti, il nuovo anno comincia a gennaio.

Per chi lavora nell’Horeca, invece, il vero anno nuovo inizia molto prima.

Inizia a settembre.

Non è soltanto il mese in cui finiscono le ferie o riaprono le scuole. È il momento in cui il settore si rimette in movimento, le città ritrovano il loro ritmo, cambiano le abitudini dei clienti e gli imprenditori tornano a fare ciò che durante l’estate hanno avuto poco tempo per fare: fermarsi a ragionare.

È un passaggio quasi invisibile, ma decisivo.

Perché le decisioni prese tra settembre e ottobre accompagneranno bar, ristoranti, hotel e locali fino alle festività natalizie e, spesso, ben oltre.

Per chi lavora nell’Horeca, settembre è il mese delle decisioni.

È il momento in cui:

  • si chiude davvero la stagione estiva e si tirano le prime conclusioni;
  • si analizzano numeri, margini e rotazione dei prodotti, distinguendo ciò che ha funzionato da ciò che va ripensato;
  • si aggiornano carte vini, drink list e proposte beverage, cercando un equilibrio tra novità e continuità;
  • si rivalutano fornitori e partner commerciali, chiedendosi chi stia davvero contribuendo alla crescita del locale;
  • si inseriscono nuove persone nello staff e si ridefiniscono ruoli e responsabilità;
  • si iniziano a progettare eventi, degustazioni e iniziative autunnali che accompagneranno il business fino a Natale.

Per questo motivo settembre non rappresenta un semplice ritorno al lavoro.

È il mese in cui si decide come si lavorerà nei mesi successivi.

Ed è qui che nasce una domanda che ogni professionista del settore dovrebbe avere il coraggio di porsi.

Stiamo progettando una nuova stagione oppure stiamo semplicemente ripartendo con le stesse abitudini dell’anno scorso?


Crescere non significa aggiungere.

Significa scegliere.

Nel mondo beverage siamo spesso attratti dalle novità.

Una nuova referenza.

Un nuovo gin.

Una nuova birra.

L’ultimo trend arrivato dall’estero.

È naturale.

Le novità stimolano curiosità, generano conversazioni e trasmettono l’idea di un locale dinamico.

Ma c’è un rischio.

Confondere il cambiamento con l’accumulo.

Ogni anno molti menu diventano più lunghi.

Molti magazzini diventano più pieni.

Molti cataloghi diventano più ricchi.

Questo però non significa automaticamente diventare migliori.

Anzi.

Più scelta non sempre significa più vendite.

Spesso significa maggiore complessità.

Più capitale immobilizzato.

Più prodotti che ruotano lentamente.

Più difficoltà per il personale nel raccontare ogni referenza con sicurezza.

Forse settembre dovrebbe essere il mese in cui aggiungere meno e scegliere meglio.


La stagione migliore per fare le domande difficili.

Durante l’anno siamo tutti concentrati sull’operatività.

Consegne.

Servizi.

Prenotazioni.

Urgenze.

C’è poco tempo per fermarsi.

Settembre offre invece una rara occasione.

Quella di osservare il proprio business con maggiore lucidità.

Ad esempio.

Quali referenze hanno davvero aumentato il margine?

Quali prodotti sono rimasti in magazzino troppo a lungo?

Quali cocktail sono stati ordinati perché richiesti dai clienti e quali perché consigliati con convinzione dal personale?

La drink list rappresenta davvero il locale oppure è diventata una somma di compromessi?

Il distributore che abbiamo scelto ci porta soltanto prodotti oppure ci porta anche idee?

Sono domande scomode.

Ma spesso sono proprio quelle che fanno crescere un’impresa.


Il ruolo del distributore sta cambiando.

Negli ultimi anni il lavoro della distribuzione beverage è cambiato profondamente.

Per molto tempo il valore di un distributore è stato misurato attraverso il catalogo, il prezzo e la puntualità delle consegne.

Tutti aspetti fondamentali.

Ma oggi non bastano più.

Il prodotto è sempre più accessibile.

Le informazioni sono ovunque.

Le referenze si trovano con relativa facilità.

Quello che diventa difficile trovare è qualcuno capace di aiutare il cliente a scegliere.

Non chi vende di più.

Chi consiglia meglio.

Un distributore moderno dovrebbe conoscere il mercato del proprio territorio, osservare i consumi, capire il posizionamento del locale e proporre soluzioni coerenti con gli obiettivi dell’imprenditore.

Non significa sostituirsi al ristoratore.

Significa diventare un interlocutore competente.

E, soprattutto, sincero.

Anche quando il consiglio migliore è quello di non acquistare una referenza destinata a rimanere ferma in magazzino.

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La vera differenza sarà la capacità di osservare.

Settembre porta con sé una grande tentazione.

Ripartire in fretta.

Riempire l’agenda.

Fare ordini.

Stampare nuovi menu.

Organizzare eventi.

Tutto necessario.

Ma prima ancora sarebbe utile osservare.

Osservare i clienti.

Le nuove abitudini.

Le richieste ricorrenti.

Le domande che fanno al tavolo.

I prodotti che vengono consigliati spontaneamente dal personale.

Le bottiglie che raccolgono curiosità e quelle che nessuno nota più.

Ogni locale genera ogni giorno una quantità enorme di informazioni.

La differenza non la farà chi lavora di più.

La farà chi imparerà a leggere meglio questi segnali.

👉 Come trasformare il rapporto con i clienti Horeca


Il nostro punto di vista

Entrando ogni giorno in locali diversi ci rendiamo conto che le sfide sono cambiate.

Oggi nessuno ha bisogno di un catalogo più lungo.

Ha bisogno di fare scelte più consapevoli.

Per questo crediamo che il ruolo di un distributore non sia semplicemente quello di consegnare prodotti.

Ci piace pensare di poter contribuire con idee, confronto e analisi, mettendo la nostra esperienza al servizio di chi ogni giorno lavora dietro un bancone, in sala o in cucina.

Per noi settembre non è soltanto il mese della ripartenza.

È il momento migliore per fare una cosa che durante l’anno diventa sempre più difficile.

Fermarsi.

Osservare.

E decidere con maggiore consapevolezza la direzione da prendere.


Una domanda per il settore

Se domani doveste cambiare una sola cosa della vostra offerta beverage, da dove partireste?

Da una nuova referenza?

Da una drink list più semplice?

Da una migliore formazione del personale?

Oppure dal tempo dedicato ad ascoltare davvero i vostri clienti?

Forse il vero cambiamento non nasce da ciò che aggiungiamo.

Nasce da ciò che decidiamo di guardare con occhi diversi.